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Bamboccioni vs Magnaccioni

18 gennaio 2010

Siamo proprio contenti che si sia riaperto il dibattito su quelli che, con una parola che mentre la scrivo vomito, vengono definiti i bamboccioni.

La polemica ci ricorda un vecchio proposito che quasi ci passava di mente: mandare la fattura dell’affitto mensile a qualche eroico non-bamboccione che ha saputo uscir di casa al momento giusto. Che so, qualche economista figlio di un famoso economista col doppio cognome, o qualche altro politico stakanovista con 3 stipendi.

Canzoni da cinquantenni

11 gennaio 2010
Inauguriamo la nuova rubrica del blog con quello che potrebbe essere considerato senza dubbio – d’altra parte i cinquantenni , convinti come sono dei loro dogmi indiscutibili, di dubbi ne hanno pochi – un INNO GENERAZIONALE: Canzoni Stonate.
Canzoni stonate è il brano che nel 1981 rilancia nel mondo della musica e dello spettacolo Gianni Morandi, l’enfant prodige della televisione in bianco e nero, la piccola scimmia ruspante, agitata come poche, con quelle braccia lunghe capaci di abbracciare uno stadio, che aveva allietato la “generazione Carosello” con la sua verve e il suo irrefrenabile ottimismo.
Ma se Gianni Morandi è a tutt’oggi il cantante melodico più amato dai cinquantenni e soprattutto dalle cinquantenni italiane è soprattutto grazie a una formidabile intuizione: aggiungere al suo repertorio da inguaribile adolescente col sorriso sulla faccia una componente nostalgica nell’accezione più mielosa e superficiale del termine, la stessa vena strappalacrime che caratterizzava la musica dei vari Venditti e Baglioni e che di lì a poco avrebbe dato alla luce, in altri ambiti, Sapore di Mare.
Co-responsabile della riuscita dell’operazione è Mogol, l’autore di testi preferito dai cinquantenni, di cui ci occuperemo dettagliatamente in seguito.
Nel testo i cinquantenni – che amano così tanto guardarsi indietro – potranno trovare pane per i loro denti: l’amicizia intramontabile, le canzoni cantate a squarciagola ovunque con la chitarrina sempre presente, il mito americano vissuto in un’ottica preveltroniana, l’idea divenuta ormai quasi massonica di “gruppo” (provate a parlar male ad un cinquantenne di uno dei componenti).
Ecco… il testo di “Canzoni stonate” fotografa alla perfezione l’immutabile, integro quadretto degli amici dell’epoca, che magari sì sono diventati dei figli di puttana Enrico che suona, sua moglie che fa il coro e Giovanni che ascolta, ma nulla che possa turbare la purezza di quei mitici anni. Diciamo quasi sempre. Anzi sempre, senza dubbio.
Canto solamente insieme a pochi amici
quando ci troviamo a casa e abbiamo bevuto
non pensare che ti abbiam dimenticato
proprio ieri sera parlavamo di te
Camminando verso casa mi sei tornata in mente
a letto mi son girato e non ho detto niente
e ho ripensato alla tua voce così fresca e strana
che dava al nostro gruppo qualcosa di più.
Enrico che suona sua moglie fa il coro
Giovanni come sempre ascolta stonato com’e’
canzoni d’amore che fanno ancora bene al cuore
noi stanchi ma contenti se chiudi gli occhi
forse ci senti anche di lì.
L’altra domenica siamo andati al lago
ho anche preso un luccio grande che sembrava un drago
poi la sera in treno abbiam cantato piano
quel pezzo americano che cantavi tu.
Canzoni stonate parole sempre più sbagliate
ricordi quante serate passate così
canzoni d’amore che fanno ancora bene al cuore
diciamo quasi sempre qualche volta no.
Canzoni Stonate eseguita da un cinquantenne che imita Morandi:

Il cinquantenne della settimana: l’On. Carlo Giovanardi.

10 dicembre 2009
200px-Carlo_GiovanardiIl cinquantenne della settimana è Carlo Giovanardi, classe 1950, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle politiche per la famiglia, al contrasto delle tossicodipendenze e alle politiche giovanili.
Giovanardi afferma che la morte di Stefano Cucchi, giovane deceduto in ospedale in seguito ad un arresto per possesso di 20 grammi di cannabis, le foto del cui cadavere, diffuse dai genitori, ne mostrano il corpo segnato da evidenti lesioni e traumi, sia avvenuta a causa “della droga”, in quanto “anoressico, drogato e sieropositivo”. Giovanardi definisce infine i drogati come Cucchi “larve” e “zombie”.
Fonte: repubblica.it

Un bidello in comune

5 dicembre 2009
Ho un contratto a tempo determinato presso il comune di Tiribulloccheri. Sono un semplice impiegato (categoria C). A gennaio sarò senza lavoro, qual’ora non me lo rinnovassero. Considerando che il mio secondo lavoro di pusher in discoteca mi frutta almeno mille euro a serata, mi basta lavorare due sere al mese per avere un ottimo stipendio, pur rischiando la galera. Si sa bene che in Italia conviene delinquere. Ma torniamo all’impiego statale. Con me lavorano diversi colleghi al di sopra della cinquantina, tutti col contratto a tempo indeterminato. Non voglio far polemica sui loro contratti in esclusiva, ma proprio non capisco perché alcuni di loro, sono passati dalla categoria B alla C per anzianità. Allora mi conveniva iniziare a fare concorsi come bidello a diciotto anni piuttosto che svernare all’università fino a quasi trenta. Avrei pulito cessi per qualche anno, ma poi la mia saggezza bidellizia si sarebbe convertita in saggezza impiegatizia. Non me ne vogliano i bidelli eh. Ma avrei fatto a meno di investire un sacco di soldi nell’inutile e famigerata università italiana. Altro aspetto da considerare è quello della rabbia conservatrice dei colleghii cinquantenni. Già facciamo meno di un cazzo al giorno. Appena provo a fare un po’ più di quel cazzo quotidiano, mi apostrofano con ammonizioni del tipo “non siamo competenti per quella cosa lì” o “chi ti ha chiesto di fare quella cosa là” o addirittura “poi mi tocca venire a controllarti”.
Concludo esprimendo un desiderio per l’anno venturo: Caro babbo natale, a questo giro vorrei solo imparare un centesimo dei metodi usati dai miei consumati e salomonici colleghi per grattarsi le palle. Almeno imparo qualcosa.

“Abbiamo fallito…” – grazie al cazzo che avete fallito. Avete fallito sì.

30 novembre 2009

L’accorata lettera di un cinquantenne al figlio neolaureato, da Repubblica.

repubblica.it

I cinquantenni si confermano patetici anche nell’ammettere le proprie colpe.

[intanto il tizio è stato direttore della RAI e ora dirige la LUISS, per cui qualcosa ci dice che in qualche modo il figliolo si arrangerà, dio*****].

Confetti Rombobleu.

27 novembre 2009

Giacché prima negli autunni rinsavivi,

qualche cosa ti restava da insegnare.

Ora tosto ti fai il pien di pasticchini,

e  i pertugi pensi solo a impollinare.

Torquato da Scansano.

Il cinquantenne della settimana. Renato Brunetta.

26 novembre 2009
Figlio di un venditore ambulante, professore prima associato poi ordinario presso la facoltà di economia e commercio di Tor Vergata, consigliere economico nei governi Craxi I e II, ministro della pubblica amministrazione nel governo Berlusconi, Nobel mancato e nano per solidarietà ai veritici istituzionali: this is René Brunetta. Di formazione socialista (sono partiti tutti così) alla ribalta nel IV governo di Silvio B. è forse il più aulico esempio di “caproespiatorismo” dopo la docenza del premier. Riesce a raccogliere in un sol fascio d’erba il malcontento dell’italiano medio attraverso gli attacchi ai fannulloni della pubblica amministrazione, ai panzerotti della polizia (bella fica lui invece) e al consiglio superiore della magistratura. Tanto per battere il ferro finché è caldo, nel settembre del 2009 dichiara: “Ci sono élite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di Stato” riferendosi alla “sinistra per male” che secondo lui dovrebbe “andare a morire ammazzata” (fonti Corriere della sera e Repubblica). Che classe, non c’è che dire. Una perfetta sintesi di allarmismo e qualunquismo anticomunista. Chiaramente non ci è dato sapere come e quando riusciranno a fare questo colpo di stato. E poi ancora decine di incazzature populistiche contro il mito della nullafacente pubblica amministrazione. Come se l’allenatore di una squadra di calcio si mettesse a insultare i propri giocatori per incoraggiarli. Peccato che la legge Brunetta del 2009, assai diversa dal decreto, NON preveda che l’amministrazione della presidenza del consiglio dei ministri sia vincolata al principio di trasparenza né a quello di valutazione indipendente, come sarà invece per la pubbilca amministrazione sui generis. Bell’esempio René. Continua così che Licio Gelli prima o poi ti invita a cena (se già non lo ha fatto).