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Il cinema scopre il problema dei fottuti cinquantenni.

12 marzo 2010

Anna ci segnala via facebook che un gruppo di autori toscani ha realizzato un film a basso budget affine al tema del nostro blog: un gruppo di trentenni che vivono il conflitto con la generazione più anziana che detiene il potere economico e politico in Italia.

Il film si intitola La Banda del Brasiliano, c’è un trailer su youtube e un sito, labandadelbrasiliano.com.


Non sappiamo come sia il film, ma ci fa piacere che anche al cinema si parli del problema dei cinquantenni arraffoni che hanno distrutto il nostro Paese. Se il film verrà anche dalle nostre parti lo andremo a vedere e vi faremo sapere! Per ora abbiamo trovato qualche recensione, sulla loro pagina della rassegna stampa.

Sosteniamo volentieri chi ha capito che i cinquantenni ottusi e ingordi sono un problema per l’Italia.

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  1. crashbandicot permalink
    22 maggio 2010 12:18

    il film non è affatto male, ; purtroppo è stato proiettato anche nalla sala della cineteca di Castello, “antico” avamposto cinematografico tra i pochi sopravvissuti nell’area fiorentina. Dico purtroppo perchè per una coincidenza sicuramente casuale, l’80 per cento della programmazione di quella sala viene gestita proprio da un fottuto cinquantenne, guida fisica e spirituale della “gloriosa” bottega del cinema, associazione culturale presieduta da Andrea Vannini e che da anni organizza a Firenze rassegne legate alla storia del cinema. Fin qui nulla da eccepire, tranne il fatto che il fottuto ultra-cinquantenne Vannini prende dal comune di firenze e dalla regione toscana una cifra che dovrebbe aggirarsi intorno ai 40mila euro annui. Si dirà: una miseria per organizzare rassegne cinematografiche. La verità è ben diversa; i formati scelti dalla “bottega del cinema” sono DVD, VHS (a volte con protezione macrovision e con effetti devastanti sulla resa della proiezione stessa) e l’ingresso costa 4 euro (con tessera associativa della bottega, che ne costa altri 4). Questo significa che le spese di Andrea Vannini sono minime se non inesistenti, al di là di una dotazione tecnica in parte fornita dal cinema di castello, in parte dal comune e forse ricavata da qualche piccolo investimento ormai fatto più di dieci anni fa da Vannini stesso. A nulla è valso un piccolo scandalo montato da un professore, che trovatosi malauguratamente in sala per vedersi Zabrizkie Point di Antonioni, ha assistito ad una versione macrovision VHS in preda al ballo di san vito. A Nulla è valso l’articolo che successivamente la repubblica diffuse riguardo l’accaduto: “a castello si paga per vedere vhs difettose”. La bottega del cinema ha una brutta fama tra gli appassionati del cinema, tanto che boicottare la sala ha assunto un valore eminentemente politico. Gli studenti non sono imbecilli e apparte quando sono forzati dai professori dell’ateneo (Sandro Bernardi in primis) a recarsi alla cineteca in cambio di qualche credito formativo, le proiezioni della bottega del cinema sono deserte. E’ ovvio che i 40mile euro che vanno nelle tasche di Vannini sono uno spreco, una concessione, la classica continuità per gestire risorse e spazi vitali come il cinema di castello senza controlli e regolari gare d’appalto; ci chiediamo cosa diavolo ci stia a fare la mediateca. Ci è parso strano che la crew del Brasiliano, cosi attenta al proprio precariato e a quello degli altri, e forse abbacinata dalla struttura di un vecchio circolo alla Berlinguer ti voglio bene, non fosse informata sui fatti. Basterebbe chiedere allo stesso Joe la face, storico e validissimo proiezionista fiorentino, che tra l’altro ha una piccola parte nel film, che cosa ne pensa. Ogni lunedi, Joe, proietta pellicole 35 mm all’interno di una sala costruita da lui stesso dentro un centro sociale. Una sala praticamente a norma, un piccolo scrigno autonomo dove per vedersi un film in pellicola si paga 2 euro senza tessere di nessun tipo. Joe non prende 40mila euro l’anno da comune e regione, con i soldi dell’ingresso si riprende le spese del noleggio e le sue proiezioni sono piene di persone, studenti e cosi via, tanto chealcuni professori di storia del cinema negli ultimi anni preferiscono mandarli li a vedere i film in cambio dei soliti crediti formativi. Nonostante questo, Andrea Vannini, continua a utilizzare l’80 per cento di uno dei cinecircoli più preziosi della città con una gestione scellerata e per 40mila euro l’anno. Al contrario le proiezioni del Brasiliano sono andate molto bene e gestite in autonomia a conferma del fatto che con 40mila euro l’anno ragazzi di buona volontà come questi avrebbero potuto fare miracoli per un cinecircolo; un aspetto che non mi toglie dal cranio l’idea che per parlare dei fottuti cinquantenni tocca farsi veicolare dalle loro strutture, dalle loro distribuzioni, dalle loro sale. Proiettare un film come il Brasiliano a Castello ha secondo me un valore politico negativo; può capitare, come in questo caso, che i fatti entrino in corto circuito con le intenzioni; siamo abituati a boicottare spazi che con la loro triviale simbologia rendono semplice e sicura la scelta politica. Mi fermo qui; mi chiedo solo una cosa, a quando una bella storia su Cecchi Gori figlio e sul suo impero? Cinema acquisiti con lo strozzinaggio, fatti fallire e convertiti in sale bingo, una delle cause principali della decadenza culturale del centro fiorentino; non è solo il marchio coca cola che fa danni allo stomaco. Saluti.

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